A Panarea tutti pensano subito alla mondanità, alle barche, alle case bianche, alle estati piene di movimento.
Eppure uno dei luoghi più sorprendenti dell’isola non parla di lusso, né di aperitivi, né di vacanze.
Parla di un tempo remotissimo.
Nel sud di Panarea, su un promontorio roccioso affacciato sul mare, si trova il villaggio preistorico di Punta Milazzese, uno dei siti archeologici più affascinanti delle Eolie. Il villaggio risale alla media età del Bronzo, tra il 1500 e il 1300 a.C., ed era abitato nel periodo della facies Thapsos-Milazzese.
La sua posizione non era casuale.
Il sito sorge in una zona che il Parco Archeologico descrive come una vera fortezza naturale: difficile da raggiungere, facile da difendere, affacciata su una profonda insenatura. Proprio questa collocazione fa capire che non si trattava di un insediamento scelto a caso, ma di un punto strategico in una rete di presenze eoliane legate al controllo delle rotte marittime e agli scambi del tempo.
Ed è qui che Panarea cambia volto.
Perché improvvisamente non è più soltanto l’isola elegante che tutti immaginano. Diventa un luogo antichissimo, abitato migliaia di anni fa da comunità che costruivano, commerciavano e vivevano guardando lo stesso mare che vediamo oggi. Gli scavi hanno restituito anche frammenti di ceramica micenea, segno di contatti con la Grecia continentale.

Uno degli aspetti più affascinanti del sito è la sua struttura.
Nel villaggio sono state individuate 23 capanne ovali, inserite in un recinto rettangolare interpretato probabilmente come spazio aperto per gli animali. I muri erano costruiti con blocchetti e ciottoli disposti a doppia fila, legati con impasti di fango; in alcuni casi compare anche una disposizione “a spina di pesce”, una tecnica che il Parco mette in relazione con siti egei. All’interno delle abitazioni erano presenti anche sedili in pietra.
C’è poi un dettaglio che rende questo luogo ancora più interessante.
La cosiddetta capanna XVI è diversa dalle altre: è rettangolare e, secondo quanto riportato dal Parco Archeologico, potrebbe avere avuto la funzione di santuario o edificio pubblico. Proprio lì furono trovati alcuni dei più belli esempi di ceramica micenea rinvenuti nelle Eolie.
Questa è la parte che colpisce davvero.
Perché quando arrivi a Punta Milazzese non trovi solo un bel panorama. Trovi le tracce concrete di una Panarea molto più antica della Panarea da cartolina. Un’isola che, già nell’età del Bronzo, era inserita in relazioni e movimenti ben più ampi di quanto si possa immaginare oggi. Questa lettura è coerente anche con la definizione della cultura milazzese riportata da Treccani, che la colloca nel XIV e XIII secolo a.C. tra Sicilia nord-orientale ed Eolie, sottolineandone proprio i villaggi di capanne ovali e i contatti attestati dalla ceramica micenea.
E c’è un’altra cosa utile da sapere.
Il sito rientra tra le aree archeologiche del demanio comunale del Parco Archeologico delle Isole Eolie ed è indicato come area a fruizione libera.
Forse è proprio questo il punto.
A Panarea molti cercano il posto più bello.
Ma pochi pensano che uno dei luoghi più forti dell’isola sia quello che ti porta più lontano nel tempo.
Non verso la Panarea che si mostra.
Verso la Panarea che resiste.
